“Oltre i cento passi” Giovanni Impastato

La presentazione del libro su Peppino Impastato, “Oltre i cento passi”, scritto da suo fratello Giovanni e svoltasi ieri, presso la libreria Laterza, ha incantato il folto pubblico accorso ad ascoltarlo. Ti avvicini alla storia di Peppino Impastato trucidato dalla mafia il 9 maggio a Cinisi, a causa del suo intenso impegno contro la criminalità organizzata (nel 1976 fonda Radio Aut con cui denuncia i crimini e gli affari dei mafiosi, in primo luogo del capomafia Tano Badalamenti e l’omertà dei cittadini di Cinisi) avendo principalmente in mente il famoso film tratto dalle sue eroiche vicende personali “I cento passi” ma poi ti ritrovi, grazie al dettagliato e appassionato resoconto di Giovanni Impastato, al centro di vicende familiari, politiche e sociali che vanno ben oltre l’interpretazione cinematografica seppure realistica e tendenzialmente aderente ai fatti.
L’intento del libro è, infatti, come afferma Giovanni Impastato, proprio quello di andare “oltre” il Peppino “personaggio”, protagonista di un film e di percepirne ancora “la presenza in azione” facendo per la prima volta, dopo la sua morte, il punto della situazione delle mafie e delle antimafie in Italia, dall’ importante osservatorio di Casa Memoria che testimonia l’impegno di Peppino contro la criminalità organizzata e del Centro Impastato, da quarant’anni in prima linea nella lotta contro la mafia e spesso meta di visite didattiche.
Ma quello che non ti aspetti è di rimanere per due ore stupita e rapita dalla forza profetica di un testimone, umile, vero, che dipinge con poche ma significative pennellate la figura di sua madre Felicia la cui fede incrollabile e virile la porta non solo a superare un lutto così atroce, non solo a perdonare l’assassino di suo figlio ma a rinunciare anche al dono delle lacrime per avere ancora intatta la forza di portare avanti la battaglia contro una realtà così tremenda che vedeva coinvolte anche alcune persone della sua famiglia. E scopri che Peppino Impastato credeva sì nella lotta politica, ma non come fine, come mezzo, non limitandosi ad abbracciare in modo cieco un’ideologia ma servendosene come strumento per raggiungere un’ideale più grande, per il quale è stato consapevolmente disposto a rimetterci la vita. E’ in questo sacrificio che ogni ombra ideologica si dissolve per lasciare il posto alla sincera ricerca della Verità. Spirito di sacrificio che mi ricorda tremendamente le ultime parole di Alexander Schmorell (La Rosa Bianca) poco prima di morire ghigliottinato, per il suo impegno antinazista, che fanno vibrare l’anima per il loro riflesso di Infinito: “Perché ora sono convinto che la mia vita deve compiersi in quest’ora, per quanto sembri prematuro perché con il mio agire ho realizzato il compito della mia vita”.
È bello morire per ciò in cui si crede.

Manuela Antonacci

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