Sulla distanza – Michele Bracco

In questo prezioso e agile saggio (Stilo Editore) Michele Bracco, studioso del pensiero contemporaneo e docente di Filosofia presso il Liceo “C.Sylos” di Bitonto, autore di numerosi saggi apparsi su riviste italiane e internazionali, offre un’interessantissima carrellata sui contributi offerti dall’antropologia, la filosofia e la psicologia sul tema della “distanza”.

Il saggio si apre con una sintesi delle ricerche compiute dall’antropologia sul tema dello spazio nelle varie culture perché, come afferma l’autore, le differenze prossemiche in un certo senso, possono intendersi anche come differenze linguistiche e vanno analizzate con la stessa attenzione, in quanto appartengono al linguaggio del corpo, non-verbale, carico di significati. Tant’è che l’Autore parla di “corpo culturale” diverso da quello “anatomico” che si muove in spazi e crea distanze colme di significati diversi a seconda delle varie culture di appartenenza.

Questa concezione dello spazio e dunque della distanza, non semplicemente come spazio geometrico ma “vissuto”, abitato dalla coscienza, è portata avanti dalla fenomenologia che, come afferma Bracco, ha rielaborato i limiti di una concezione esclusivamente legata alla misurabilità delle distanze ridefinendo il significato di “vicinanza” e “lontananza” in base all’esperienza dello spazio vissuto piuttosto che degli organi di senso. Ciò trova conferma nella psicopatologia: nella schizofrenia, ad esempio, non vengono percepiti i confini tra l’Io e il mondo. Si tratta di una liquefazione dei confini del corpo che intacca il pensiero che si teme penetrabile e quindi intercettabile dagli altri.

Ma basterebbe citare un’altra condizione psichica, non patologica, per comprendere come il concetto di distanza possa essere davvero poco oggettivo: quella dell’esperienza amorosa, in cui gli spazi più ampi possono accorciarsi se il sentimento è vivo, ma anche ampliarsi, seppure si sia a pochi centimetri l’uno dall’altro, se c’è freddezza e indifferenza. Una cosa è certa: l’uomo è probabilmente l’unico essere vivente e in questo originale saggio ci viene dimostrato in modo sistematico, capace di caratterizzare lo spazio con una serie di “tonalità emotive”, di abitarlo, di “arredarlo” conferendogli significati e misure nuove che poco o nulla hanno a che fare con una concezione oggettiva della distanza.

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