Nietzsche e la solitudine” di Michele Bracco

Michele Bracco, studioso del pensiero contemporaneo e docente di Filosofia presso il Liceo “C.Sylos” di Bitonto, ha scritto numerosi saggi apparsi su riviste italiane e internazionali.
Per la Stilo Editrice ha pubblicato “Sulla distanza. L’esperienza della vicinanza e della lontananza nelle relazioni umane” e ha curato, con Annalisa Caputo, il volume “Nietzsche e la poesia”.
La sua ultima fatica consiste nell’interessantissimo e scorrevolissimo saggio “Nietzsche e la solitudine” (sempre per Stilo Editrice) la cui originalità emerge immediatamente sin dalle prime pagine.
Infatti, un merito non piccolo che va attribuito all’Autore, è senza dubbio quello di aver liberato, in questa sua opera, il filosofo tedesco, da schemi interpretativi fortemente ideologici del passato che hanno finito per sovrapporsi completamente, col tempo, al pensiero di Nietzsche nascondendone spesso la vera natura e la vera bellezza. Interpretare è piuttosto qualcosa che “accade” e così, attraverso queste bellissime pagine vediamo finalmente, non semplicemente interpretare (nel senso strumentale al quale siamo abituati) ma “accadere” il vero pensiero di Nietzsche.
Attraverso l’approfondimento del tema dell’inattualità e della solitudine come condizioni di ricerca tanto anelate dal Filosofo, prendendo in considerazione l’epistolario, le testimonianze di chi l’ha conosciuto in vita e certi suoi stessi scritti, emerge una personalità ricchissima di sfumature dai tratti “umani troppo umani” per certi versi, pensiamo alla sua disperata ricerca di affetto così come emerge dalle struggenti parole contenute nella lettera a Reinhart von Seydlitz: “Quasi tutti i miei rapporti sono nati da attacchi di solitudine […] sono stato ridicolmente felice ogni volta che trovavo, o credevo di trovare, un cantuccio da condividere con qualcuno”.
Ma allo stesso tempo sembra quasi di respirare quell’aria misteriosa che, soprattutto nell’ultimo periodo della sua vita, avvolgeva Nietzsche, così come emerge da alcune testimonianze femminili, pensiamo, per citarne una, alle parole di Gabriele Reuter che aveva affrontato alcune problematiche legate al mondo femminile ispirandosi al pensiero del Filosofo e descrive così il suo incontro con lui: “Rimasi in piedi tremante, subendo la forza del sguardo che, come affiorando dalle profondità insondabili del dolore, già un attimo dopo si era di nuovo inabissato…Mi sembrò che il suo spirito dimorasse in una sconfinata solitudine a una distanza infinita da ogni relazione umana”.
Insomma una lettura avvincente del pensiero nietzschiano che si disvela poco alla volta, sul piano delle relazioni umane e filtrato dallo sguardo di chi ebbe direttamente a che fare con il Filosofo la cui profondità e complessità spirituale ed intellettuale emerge tutta, in queste pagine che potremmo definire “di vita vissuta”. In poche righe è difficile esprimere a pieno l’effetto sorprendente che la lettura di questo saggio così originale e dal linguaggio così elegante produce. Ne consigliamo, quindi vivamente la lettura, magari condivisa con gli amici più stretti, dato che il tema dell’amicizia, concepita da Nietzsche nel senso più alto come “stella polare”, attraversa straordinariamente le pagine di quest’opera ed è anch’essa inquadrata nel tema della “separazione” (dal mondo comune) e della solitudine (per il carattere elitario che l’amicizia, con la “a” maiuscola, reca in sè).

Ascolta la nostra intervista al prof.Bracco:

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